sabato,20 ottobre, 2018
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L’EUROPA SI SPACCA SU ORBAN E SALTANO ANCHE LE ALLEANZE FRA ALLEATI DI GOVERNO

L’Europa si spacca su Viktor Orban. La riunione del Parlamento europeo dove saranno discusse le sanzioni nei confronti dell’Ungheria, il mondo politico europeo sembra essere molto diviso sulla linea da seguire nei confronti del leader di Budapest.

E si spacca non solo fra sovranisti e progressisti o fra destre e sinistre, ma anche all’interno degli stessi blocchi, che si trovano molto più divisi di quello che sembrava nei mesi precedenti. Orban si dimostra ancora una volta un leader di rottura. Ma questa volta, la frattura sembra essere molto più complessa di quella cui eravamo abituati. E rischiano di scontrarsi anche i governi che rientrano, in senso lato, nell’area euro-scettica.

L’Italia è un esempio perfetto. Nel momento in cui Matteo Salvini si dimostra l’interlocutore privilegiato di Orban nell’Europa mediterranea – l’incontro di Milano ne è stato il simbolo – il Movimento Cinque Stelle si trova spiazzato e c’è larga parte del suo elettorato che non condivide la linea filo-ungherese dell’alleato di governo. Le parole di Alessandro Di Battista a La 7 sono state chiarissime. Parlando della questione migranti, uno dei simboli del Movimento ha detto che “le politiche di Orban vanno contro gli interessi italiani, quindi non può essere mio alleato”.

Una presa di posizione netta che contrasta con al politica più soft degli esponenti pentastellati dell’esecutivo, ma che simboleggia una certa difficoltà del M5S ad accettare di dialogare con il premier ungherese, già manifestata dalle dichiarazioni del presidente della Camera Roberto Fico che aveva definito Orban “quanto di più lontano” dalla sua idea politica.

E la stessa delegazione pentastellata al Parlamento europeo ha spiegato ad Agi che gli eurodeputati non hanno ancora deciso sul voto per la procedura dell’articolo 7 del Trattato per violazione dei diritti fondamentali dell’Ue. “La decisione è difficile”, ha spiegato una fonte del M5S.

Ma non c’ solo l’Italia ad avere problemi di natura interna a causa del voto su Orban. Anche in Austria la situazione non è delle migliori. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha annunciato in mattinata che i parlamentari europei del suo partito voteranno a favore dell’attivazione della procedura dell’articolo 7 del Trattato. “Non ci sono compromessi sullo Stato di diritto. I valori fondamentali devono essere protetti”.

Una decisione importante, visto che Vienna per molto tempo è stata considerata una sorta di alleata del Gruppo Visegrad, ma anche perché il partito di Kurz è alleato di Fidesz all’interno del Partito popolare europeo. E proprio mentre Kurz annunciava questa scelta del suo Ovp, il vice cancelliere austriaco, Heinz-Christian Strache, tendeva la mano al Orban chiedendogli di creare un gruppo sovranista europeo. Il governo austriaco, quindi, mostra una frattura importante sul vicino ungherese.

Secondo fonti del Partito popolare europeo sentite da Agi, la maggioranza del gruppo sarebbe pronta votare per aprire la procedura dell’articolo 7. Ma sembra che il Ppe lasci libertà di coscienza ai suoi deputati. Il gruppo popolare discuterà la scelta di cosa fare con l’Ungheria e con Fidesz dopo il dibattito in plenaria che si terrà questo pomeriggio. Alle 19,30 è attesa una dichiarazione del presidente del gruppo, Manfred Weber.

Ma la questione non sembra destinata a finire con il voto di questa settimana. L’interrogativo è un altro, e cioè se l’Unione europea consideri l’Ungheria una minaccia per i suoi valori dell’Ue. Nel caso in cui la maggioranza dell’Europarlamento voti a favore delle sanzioni, si creerebbe un precedente molto interessante. E con le recenti elezioni svedesi e l’ascesa, in tutto il continente, dei movimenti di destra che hanno in Orban una figura di riferimento, il rischio di creare un’ulteriore spaccatura fra sovranisti e Ue si fa sempre più elevato. Capire quali conseguenze avrà questo voto sui moderati europei è un dilemma che agita il centro.

Fonte: qui

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