martedì,13 novembre, 2018

LA GRAN BRETAGNA SFIDA LA RUSSIA PER IL CONTROLLO DELL’ATLANTICO

Gran Bretagna e Russia continuano la loro eterna sfida per il controllo del mare che bagna il nord dell’Europa. Per la marina russa, quelle acque rappresentano il passaggio obbligato per raggiungere il Mediterraneo. Per la marina britannica, sono le acque che circondano il Paese che difende. E le due potenze, i cui rapporti sono ormai sprofondati da anni, vivono una continua lotta fatta di provocazioni e rafforzamenti dove a regnare sovrana è l’idea di Londra che la flotta russa rappresenti la più grave minaccia per la sicurezza dei propri mari.

Il viaggio della Queen Elizabeth

Il timore della Royal Navy è stato confermato in questi giorni durante la partenza della portaerei Hms Queen Elizabeth dal porto di Portsmouth, da dove è salpata in direzione degli Stati Uniti. Un viaggio in cui per la prima volta saranno testati gli F-35B sulla rampa di lancio della portaerei inglese. Un segnale chiarissimo anche per riaffermare la special relationship fra Washington e Londra in un ambito fondamentale come quello delle marine militari.

Il Segretario alla Difesa Gavin Williamson ha dichiarato che la Queen Elizabeth “è una vera dichiarazione della nostra potenza nazionale e l’intero Paese può essere orgoglioso di vedere questo magnifico simbolo della nostra abilità ingegneristica e della nostra ambizione internazionale”.

“Mentre naviga lungo la costa orientale degli Stati Uniti, segnalerà la nostra determinazione a continuare a combattere a fianco dei nostri alleati in tutti gli angoli di un mondo sempre più complesso e incerto”. E in questa incertezza, l’obiettivo di Londra rimane Mosca, ormai diventata la vera nemesi della politica ma anche della Difesa del Regno Unito. In particolare la sua marina, che per la Royal Navy è un incubo costante. E anche per questo hanno approntato le migliori difese per proteggere la portaerei nel suo viaggio verso gli Stati Uniti.

Andrew Betton, comandante del gruppo d’attacco della Queen Elizabeth, è stato chiarissimo: “I sottomarini russi sono più attivi nell’Atlantico del Nord di quanto lo siano stati dalla Guerra fredda e prendiamo la cosa molto seriamente. La nave sarà ben protetta mentre transita attraverso l’Atlantico”.

Idea confermata anche da Jerry Kyd, comandante della portaerei, il quale ha detto che la Russia aveva mostrato delle “chiare intenzioni” con l’aumento della sua attività navale nei mari vicino la Gran Bretagna. “L’aumento dell’attività russa che abbiamo osservato negli ultimi due anni è spaventoso”.

La Marina britannica intercetta una nave russa

A dimostrazione di quanto dichiarato dalla Marina britannica, vengono in aiuto i numeri. Come scritto dal Times, “lo scorso anno la Royal Navy ha risposto 33 volte alle navi da guerra russe che si avvicinavano alle acque britanniche”. Nel 2010, solo una volta la flotta di Londra ha dovuto rispondere a un avvicinamento eccessivo di un mezzo russo. Segnali inequivocabili del fatto che la sfida negli oceani sta prendendo di nuovo vigore. E che la marina russa e quella britannica hanno intrapreso una sfida che ricorda i tempi della Guerra fredda.

Gli “incidenti” tra le due flotte sono ormai costanti. In questi ultimi mesi, più volte i jet britannici hanno ricevuto l’ordine di “scramble” per intercettare mezzi russi, sia aerei che navali, a largo delle acque territoriali britanniche. L’ultimo di questi episodi è avvenuto proprio in queste ore e ne ha parlato il Daily Star.

Secondo le prime informazioni arrivate dal comando britannico, la Hms Hurworth della classe Hunt, e un elicottero Wildcat sono stati inviati dalla Royal Navy per scortare una nave russa, l’Admiral Makarov, mentre viaggiava dal Baltico verso Sebastopoli, nel Mar Nero. La nave è stata intercettata dalla marina inglese e scortata durante il suo viaggio nel Canale della Manica.

Le frasi di Jeremy Hunt

Una sfida costante, che Londra e Mosca giocano su diversi fronti. Dalla Siria all’Europa orientale, e che vede coinvolto sempre di più il governo di Theresa May. Le parole del ministro degli EsteriJeremy Hunt nel discorso che pronuncerà di fronte allo Us Institute of Peace e rese pubbliche dallo stesso Foreign Office, sono eloquenti. “Certo, dobbiamo impegnarci con Mosca. Ma dobbiamo anche essere chiari: la politica estera della Russia sotto il presidente Vladimir Putin ha reso il mondo un luogo più pericoloso”.

“Questo comportamento aggressivo e cattivo mina l’ordine internazionale che ci tiene sicuri” scrive il Segretario agli Esteri e perciò “oggi il Regno Unito chiede ai suoi alleati di andare oltre, chiedendo all’Unione europea di garantire che le sue sanzioni nei confronti della Russia siano globali e che noi siamo davvero coesi con gli Usa”.

Hunt, come riporta il Foreign Office, farà non solo appello alla coesione, ma anche a cosa Londra si aspetta dai suoi alleati della Nato. “Questo significa opporsi apertamente e rispondere alle trasgressioni con una sola voce, in qualsiasi tempo e luogo esse accadano, dalle strade di Salisbury al destino della Crimea“.

Due luoghi non certo casuali. Il primo, Salisbury, è il luogo dove è avvenuto uno dei casi più misteriosi e opachi che hanno coinvolto i servizi segreti britannici, il caso Skripal. L’ex agente russo avvelenato con il gas Novichok e che è stato uno dei punti più bassi dei rapporti difficilissimi fra Gran Bretagna e Russia. L’Mi6 ha accusato da subito i servizi segreti dei Mosca di aver tentato di uccidere Sergej Skripal, ma le prove di quanto detto non sono mai uscite. L’altro riferimento è quello della Crimea, punto nevralgico della strategia russa in Europa orientale e nel Mediterraneo.

“Quelli che non condividono i nostri valori devono sapere che ci sarà un pesante prezzo da pagare, se le linee rosse vengono superate, che sia in incursioni territoriali, uso di armi vietate o attacchi informatici”. Così conclude il segretario agli Esteri. E sono parole che lasciano intendere come la determinazione del governo May sul fronte russo sia assolutamente granitico, rappresentando ormai il vero grande avversario della Russia in Occidente, sicuramente più della stessa amministrazione americana che con Donald Trump ha cercato più volte la via del dialogo.

Fonte: qui

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