giovedì,16 agosto, 2018
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LO STUDIOSO METTE IN GUARDIA GLI EUROPEI: “L’ISLAM È UN PROGETTO GLOBALE”

“Gli Stati europei devono assumere una posizione comune ed esigente verso gli Stati musulmani”. Lo ha chiesto, attraverso un’intervista concessa ad Asia News, il celebre islamologo, confratello gesuita di Papa Francesco, Padre Samir Khalil Samir.

Sul luogo comune che l’Islam sia solo una religione di pace, l’orientalista e teologo cattolico egiziano (è nato, infatti, al Cairo nel 1938) è stato chiaro: “Nel Corano, come nel comportamento di Maometto, troviamo sia un atteggiamento pacifico che un atteggiamento violento. Quando non aveva ancora potere, Maometto entrò alla Mecca in modo pacifico. Nella seconda fase della sua vita, a Medina, ha fatto la guerra e organizzato razzie”. Per tale motivo, dopo la morte Maometto, “i musulmani hanno seguito il suo metodo e hanno conquistato con successo altri Paesi, anche se erano in minoranza numerica”.

Padre Samir, che è professore alla Saint Joseph University della capitale del Libano, Beirut, ha poi spiegato che “l’Islam è un progetto globale, sia religioso che sociale e politico”, per questo presupposto, “nelle nuove società conquistate, essenzialmente popolate da cristiani, i musulmani sono stati ansiosi di imporre i loro standard islamici, influenzati in modo pesante dalle tradizioni beduine”.

La preoccupazione di Padre Samir, che è un ricercato visiting professor presso numerose istituzioni accademiche in Europa e negli Stati Uniti, è proprio quella relativa all’Islam che unifica i tre piani (religioso, sociale e politico).

“E questo è il grande e vero problema fino ad oggi!”, ha detto Samir, “esistono alcuni Stati a maggioranza musulmana che fanno la distinzione tra religione e politica”, come la Siria o la Tunisia sotto Bourguiba, mentre altrove non è così.

Il poliglotta Samir, molto apprezzato dal Papa emerito Benedetto XVI, auspica che l’Unione Europea insista “sull’assoluta parità di trattamento tra musulmani, cristiani e altri” e non ceda a trattamenti di favore verso l’islam, perché non si possono “stabilire delle differenze di trattamento, né a causa della religione, né a causa del sesso, né per altri motivi!”.

Commentando la guerra civile pluriennale siriana, Samir Khalil Samir ha spiegato che nella Siria di Assad “la vera secolarità dello Stato è messa in discussione da un conflitto interno al mondo musulmano”, uno scontro tra gli alawiti (sciiti) di Assad e i sunniti.

Questa guerra intra-islamica, tra sciiti e sunniti, per Padre Samir, è finanziata “dal più ricco Stato sunnita, ossia l’Arabia Saudita, che è ciecamente sostenuto dagli Stati Uniti e, in parte, da alcuni Paesi europei. Questo spiega la coalizione americana ed europea contro la Siria e quindi il sostegno della Russia alla Siria”.

Per migliorare la situazione dei cristiani in Medio Oriente, l’ottantenne gesuita suggerisce di “agire presso i musulmani. Si tratta di cambiare il modo di pensare, dalla sfera religiosa a quella politica. È un problema culturale, legato al concetto stesso di religione. Anche il cristianesimo ha conosciuto questa identificazione tra religione e politica, e ha dovuto lentamente liberarsene”.

Questo, ammette Samir, è più difficile per i musulmani, “perché l’unità di religione e politica è completa sin dall’inizio. L’Europa potrebbe aiutare culturalmente il mondo musulmano, impostando condizioni chiare per l’utilizzo degli aiuti europei”.

Relativamente all’integrazione dei musulmani nella società europea Samir ha le idee chiare: è necessario “educare la mentalità degli immigrati, per il meglio”, sperando che “lo insegnino anche a coloro che sono rimasti nei loro Paesi d’origine”. Per Padre Semir l’emigrato, oltre ad avere un aiuto culturale, deve ricevere “la testimonianza di una dimensione spirituale, l’ideale europeo e cristiano”.

Fonte: qui

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