martedì,20 novembre, 2018

ANCHE L’ABI SI METTE A SPARGERE PAURE: “FAREMO LA FINE DELL’ARGENTINA…” (Ma va là!)

Eccolo il mondo della banche a ululare contro il governo! Eccolo spargere paure e dubbi. Così, tanto per rimanere all’interno del solco del catastrofismo col quale provano ad impaurire gli italiani. Tutti contro il governo Lega-M5S: ecco quindi anche il monito del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. Il vecchio dinosauro della Prima Repubblica che nel suo intervento all’Assemblea Annuale a Roma agita spettri che dovrebbero fare presa sul risparmiatore italiano.

Il rischio, secondo Patuelli, è – guarda un po’ – quello di far la fine di Paesi sudamericani come l’Argentina. Cosa fare per evitare questo scenario catastrofico? Semplice, scandisce il numero uno dell’Abipiù Europa, e basta a giocare ai nazionalisti: «La scelta strategica deve essere di partecipare maggiormente all’Unione Europea – sono le sue parole – impegnando di più l’Italia nelle responsabilità comuni, anche con un portafoglio economico nella prossima Commissione Europea. Altrimenti l’economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani». Il solito vecchio tran-tran. Le solite vecchie logiche che ormai nessuno, nel Continente, tiene più in considerazione.

Patuelli, tutto il repertorio da film horror

Insomma, tutto il repertorio da film horror con cui l’establishment – Bce, Confindustria, Ue e ora le banche-  si sta chiudendo a riccio contro il governo Conte è utilizzato ora dal liberale Patuelli, uomo della Prima Repubblica, per farci la morale e per spaventare un po’ tutti: il presidente dell’Abi ha fatto un altro parallelo Italia-Argentina, ricordando come «in questa primavera, in Argentina, il tasso di sconto ha perfino raggiunto il 40%. Con la Lira italiana, negli anni Ottanta, il tasso di sconto fu anche del 19%». Non soddisfatto Patuelli ha dato anche una spruzzatina di spread al discorso, tanto per dare vigore alla catastrofe imminente».

Ha parlato di eventuali scossoni all’economia derivati da una sua impennata dello spread: «Ogni aumento del differenziale impatta su Stato, banche, imprese e famiglie, rallentando la ripresa. Le banche in Italia stanno facendo grandi sforzi e progressi per la ripresa, hanno fortemente rafforzato le loro solidità patrimoniali. I crediti deteriorati netti sono 135 miliardi rispetto ai 200 di giugno 2015. Proseguiamo in questi sforzi».

Patuelli ne ha naturalmente per i populisti di ogni latitudine europea e transatlantica, rilevando come in Occidente «vengono messi in discussione i principi e le regole della società aperta, del mercato libero, regolato e competitivo». Bastona Trump ammonendo come oltre Atlantico «stia prevalendo un protezionismo neo isolazionista». Il finale è un crescendo : «L’Europa vive rischi di disgregazione anche superiori a quelli di Brexit».

Fonte: qui

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