lunedì,16 luglio, 2018
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L’INPS NELLA RELAZIONE ANNUALE RIPETE IL RITORNELLO SUI MIGRANTI: “SERVONO A PAGARE LE PENSIONI”

L’Inps insiste. Ancora una volta torna il ritornello dei migranti che “servono a pagare le pensioni”. Nella sua relazione annuale, l’Istituto previdenziale fa sapere che “le previsioni sulla spesa indicano che anche innalzando l’età del ritiro, ipotizzando aumenti del tasso di attività delle donne che oggi tendono ad avere tassi di partecipazione al mercato del lavoro più bassi, incrementi plausibili e non scontati della produttività, per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese“.

Non solo. Perché mentre il governo giallo-verde, e in particolare il ministro leghista alla famiglia Lorenzo Fontana, promette di voler mettere in campo politiche per aumentare il tasso di natalità e ridare così vitalità al Belpaese, l’Inps detta la sua line: “Eventuali politiche di recupero della bassa natalità italiana o dei tassi di occupazione femminili e maschili potranno correggere gli squilibri demografici nel lungo periodo – scrive nella relazione annuale – ma non potranno da sole arginare la riduzione delle classi di popolazione in età lavorativa prevista per il prossimo ventennio“.

In fondo non è la prima volta che Tito Boeri ripete che “abbiamo bisogno di immigrati” per mantenere in vita il sistema pensionistico. Eppure c’è anche qualche esperto che pensa il contrario, sostenendo che “saremo noi a pagarle ai migranti” (leggi qui). Chissà cosa penserà Matteo Salvini dell’ultima uscita dell’Inps.

Boeri pizzica Salvini

Nel presentare la relazione, Tito Boeri non ha mancato di mandare qualche messaggio – senza mai citarlo – a Matteo Salvini. Tra i due nei giorni scorsi c’erano state alcune scintille, con le parole del ministro dell’Interno che prometteva “cambiamenti” in ” in questi apparati pubblici, parapubblici e parastatali”.

Per ridurre l’immigrazione clandestina il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare”, ha detto il presidente dell’Inps. Secondo Boeri c’è “forte domanda di lavoro immigrato in Italia“, ma questa si riversa “sull’immigrazione irregolare degli overstayer, di chi arriva in aereo o in macchina, non coi barconi ma coi visti turistici, e rimane in Italia a visto scaduto“. Boeri ha poi criticato “decreti flussi del tutto irrealistici“, che con “forti restrizioni all’immigrazione regolare” non fanno altro che aumentare “l’immigrazione clandestina e viceversa: in genere, a fronte di una riduzione del 10% dell’immigrazione regolare, quella illegale aumenta tra il 3-5%“.

Non solo. Per il presidente dell’Inps in Italia nessuno pare preoccuparsi per il calo demografico. Tanto che il Belpaese avrebbe poca consapevolezza demografica: “Gli italiani – ha detto – sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni”. Boeri parla di “vera e propria disinformazione“. Poi le parole che sembrano dirette ai partiti di destra, dalla Lega FdI: “È anche possibile – ha detto Boeri – peggiorare la consapevolezza demografica, ad esempio agitando continuamente lo spettro delle invasioni via mare quando gli sbarchi sono in via di diminuzione“. La soluzione? “Tutti sono d’accordo sul fatto che bisogna contrastare l’immigrazione irregolare“, ma occorre aumentare quella regolare.

Fornero e quota 100

Il presidente dell’Inps è intervenuto anche sulla questione Fornero e quota 100. Di Maio e Salvini hanno promesso di intervenire in entrambe le direzioni. Ma dall’Inps arriva uno stop. “Ma siamo così sicuri – ha detto il presidente – che tornando indietro accontenteremmo coloro che oggi a parole chiedono l’abrogazione della legge Fornero? Sappiamo innanzitutto che tornare indietro del tutto non è possibile“.

Boeri però lascia aperto uno spiraglio: “Possiamo tuttavia permetterci – ha fatto notare – una maggiore flessibilità di quella consentita” dalla riforma della professoressa. E sulla quota 100 ha lanciato un allarme: “Quota 100 ura costa fino a 20 miliardi all’anno – ha spiegato – quota 100 con 64 anni minimi di età costa fino a 18 miliardi annui che si riducono a 16 alzando il requisito anagrafico a 65 anni, quota 100 con 64 anni minimi di età e il mantenimento della legislazione vigente per quanto riguarda i requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall’età costa fino a 8 miliardi“.

Fonte: qui

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