venerdì,19 ottobre, 2018
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IL REDDITO DI CITTADINANZA FA FLOP IN FINLANDIA: L’ESPERIMENTO È DURATO SOLO UN ANNO…

Il reddito di cittadinanza, che tanto piace ai Cinque Stelle, è un flop.

Non lo dicono soltanto illustri economisti, ma è provato anche dai fatti. Come racconta il Corriere della Sera, la Finlandia ha infatti deciso di mettere fine all’esperimente perché, appunto, non funziona. Dopo che, per un anno interno, sono stati versati 560 euro al mese a duemila cittadini senza lavoro, il governo si è infatti messo a cercare un nuovo sostegno contro la disoccupazione.

L’esperimento del reddito di cittadinanza è durato un anno soltanto. La Finlandia ha deciso, in questi giorni, non solo di non farlo diventare strutturale ma nemmeno di rinnovarlo. Per dodici mesi duemila cittadini disoccupati, di età compresa tra i 25 e i 58 anni, hanno ricevuto una assegno di 560 euro (esentasse) al posto dei normali sussidi contro la disoccupazione. La somma erogata è leggermente più bassa dai 780 euro al mese proposti dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale. I disoccupati ricevevano i soldi direttamente sul proprio conto corrente e continuavano ad arrivargli anche quando accettavano una lavoro dal centro per l’impiego. “La cosa più strana – ha detto alla Cnbc una dei beneficiari del reddito di cittadinanza, Mika Ruusunen – è che anche se dovessi cominciare a guadagnare un milione di euro all’anno continuerebbero a darmeli”.

In Finlandia, come ricorda L’Inkiesta, il reddito di cittadinanza è stato fortemente voluto dal primo ministro Juha Sipilä del Partito di Centro Finlandese. “Per il governo non è tanto o non solo una misura di lotta alla povertà, in un Paese che ha già strumenti di welfare molto robusti (sussidi di disoccupazione, sussidi per la casa, sussidi per i figli eccetera) – si legge – è, piuttosto, un modo per tagliare la burocrazia e per ridurre i disincentivi alla ricerca di lavoro e alla creazione di nuovo lavoro. Ora il passo indietro. Il ministro delle Finanze Petteri Orpo ha fatto sapere che “il Paese andrà verso un percorso più simile al modello inglese” che cerca di mettere insieme i benefici e i crediti d’imposta in un solo sistema.

Fonte: qui

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