venerdì,22 giugno, 2018
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IN ARRIVO #BURIAN 2 E NEVE IN CITTÀ? NO, SOLO L’ENNESIMA FAKE NEWS #METEO, FAI ATTENZIONE!

Esattamente una settimana fa vi abbiamo parlato del Burian Bis e della Pasqua sotto la neve, fake news diffuse da siti di meteo-indovini che purtroppo hanno trovato ampio spazio su molti organi di stampa e siti web. L’affidabilità di questa ipotesi, lanciata a gran voce a 15-20 giorni di distanza dall’evento in questione, non era nemmeno quantificabile da essere presa in considerazione né, tantomeno, diffusa seminando nient’altro che allarmismo infondato. Tra 15-20 giorni, infatti, tutto può succedere: a Pasqua, ad esempio, potrebbe fare molto freddo oppure potrebbe scoppiare la primavera, potrebbe piovere oppure splendere il sole. Per chi ha in mente solo click e guadagni facili però è semplice aggrapparsi all’ipotesi più catastrofica ipotizzata, tra l’altro, da un solo modello meteorologico. Se ne potrebbero trovare decine di episodi così nelle elaborazioni dei modelli del prossimo mese. Poi, che questi episodi si verifichino o meno cosa importa: per chi fa questi giochetti l’importante è diffondere previsioni allarmistiche e nel frattempo accaparrarsi click, visibilità e introiti pubblicitari.

Però, chi ha a cuore la meteorologia e la comunicazione della stessa non azzarda a tanto approfittando della fiducia e della curiosità delle persone: non è deontologicamente accettabile che vengano diffuse “previsioni” allarmistiche basate su una singola emissione di un modello. Chi invece non si cura di niente e di nessuno ha carta bianca e lancia imminenti catastrofi, allerta meteo di tutti i colori e scenari apocalittici al solo scopo di catalizzare attenzione e click. Ma – ci teniamo a ripeterlo – la meteorologia non è la scienza di chi la spara più grossa. A dimostrazione di questo ci ricordiamo bufale su inverni glaciali, festività rovinate dalle famigerate “bombe d’acqua” o da “big snow” improbabili, tutte sparate in gran parte smentite dai fatti.

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Ad oggi, a 4 giorni di distanza, possiamo iniziare a fare luce sulle ipotesi più probabili a partire dal fine settimana grazie alle versioni dei modelli e all’interpretazione degli stessi da parte di meteorologi professionisti e certificati.

Ma facciamo un passo indietro: come si fa una previsione? Le nostre previsioni si basano sull’analisi delle elaborazioni dei principali modelli a scala globale, come l’ECMWF (modello europeo), il GFS (modello americano), il GEM (modello canadese) e l’ARPEGE (modello francese), e dei modelli più raffinati a scala locale elaborati dal nostro centro di calcolo, come il WRF, nelle due versioni a scala europea e italiana. Per le previsioni a lungo termine, oltre i 5-7 giorni, la nostra squadra di meteorologi prende in considerazione soprattutto i cosiddetti modelli ensemble, ossia l’insieme di elaborazioni multiple dei diversi modelli descritti sopra da cui si ricava la probabilità statistica legata ai diversi scenari meteorologici futuri.

Cosa succederà? In base all’analisi dei dati più recenti la situazione della prossima settimana presenta ancora un ampio margine di incertezza, almeno per quel che riguarda l’Italia. La cosa più certa è che dalla giornata di domani una massa di aria gelida artica comincerà ad invadere l’Europa orientale, a partire dai Paesi scandinavi, per poi raggiungere anche l’Europa centrale nel fine settimana.
Il nucleo più gelido, quindi, rimarrà confinato a nord delle Alpi mentre la parte marginale e meno fredda di questa massa di aria tenderà ad infiltrarsi verso le nostre regioni settentrionali già a partire da domenica.

Nei giorni successivi, probabilmente per tutta la prossima settimana, l’aria fredda tenderà a estendersi anche al resto dell’Italia limitandosi a causare un calo anche sensibile delle temperature rispetto alla situazione attuale, ma senza le condizioni di gelo che hanno caratterizzato l’eccezionale evento di fine febbraio. Si può parlare quindi di un colpo di coda dell’inverno ma senza gli scenari apocalittici che sono stati annunciati. Le nevicate ci saranno ma interesseranno soprattutto le zone montuose e, solo localmente, potranno sconfinare sulle zone pianeggianti del Nord ma senza provocare situazioni critiche.

Nessun Big Snow e nessun Burian 2: la massa di aria che raggiungerà l’Europa non sarà quindi il russo Burian, o Burian bis, ma aria artica che, tra l’altro, non investirà in pieno l’Italia. Oltre all’errore della provenienza geografica il termine “Burian” è scorretto: il vento gelido, a cui probabilmente ci si riferisce, e che ha raggiunto l’Italia tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo portando l’ondata eccezionale di gelo e neve, si chiama in realtà “Buran” e ha origine dal settore russo-siberiano, ad est degli Urali nei pressi del bassopiano sarmatico siberiano.

Fare previsioni serie e affidabili è un lavoro mentre fare gli indovini è un altro settore che non c’entra nulla con la scienza della meteorologia.

Fonte: qui

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