venerdì,20 luglio, 2018
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BERLUSCONI, DOPO IL GOLPE 2011 ARRIVA IL GOLPE 2018: “LE BANCHE HANNO SCELTO: CHI CI GOVERNERÀ” (Ma va là)

Dopo il golpe 2011, il golpe 2018. Dietro ci sono sempre loro: i grandi protagonisti della finanza europea e internazionale. Allora la vittima fu Silvio Berlusconi, crollato sotto il peso dei complotti interni (“Dietro Fini c’era Napolitano, me lo disse Gianfranco”, ha ricordato l’ex Pdl Laboccetta) e della tempesta perfetta dello spread. Il 4 marzo a rimetterci potrebbe essere ancora il centrodestra e, soprattutto, i movimenti più anti-sistema come Lega Nord e Movimento 5 Stelle.

Come sottolinea un retroscena del Giornale, le grandi banche e i poteri finanziari tutto accettano tranne l’instabilità politica e le derive considerate “populiste”. Primo segnale: lo spread Btp-Bund è salito martedì a quota 157 punti base (il rapporto tra il titolo decennale tedesco e quello portoghese, per intendersi, è solo a 141). Il rischio di ingovernabilità, insomma, a Bruxelles e Francoforte è percepito come reale, e in crescita.

Secondo JP Morgan se davvero vincessero i grillini lo spread schizzerebbe subito a 300. La stessa banca d’affari americana però dà come ipotesi più probabile (e preferita) quella di un governo di larghe intese (60%), con il centrodestra fermo al 10% di possibilità e il centrosinistra clamorosamente allo 0 per cento.

Anche Ubs, scrive il Giornale, ha diramato un report analogo: le ipotesi migliori sarebbero “grosse koalition centrista”, poi “governo tecnico” e  infine “ritorno al voto”, che avrebbe effetti negativi sui titoli finanziari. La tedesca Allianz si attende una vittoria elettorale di Berlusconi, che non governerà però con Salvini e Meloni ma con Matteo Renzi, “ridotto a junior partner“, diremmo “socio di minoranza”.

L’ipotesi della rete di sicurezza, un governo allargato “di unità nazionale”, secondo le banche è la prima da prendere in considerazione, anche perché da questo mese la Bce ha rimpicciolito il suo ombrello protettivo riducendo gli acquisti mensili di titoli da 60 a 30 miliardi di euro. E a settembre potrebbe pure finire il Quantitative easing. E senza un governo che piace a chi comanda in Europa saranno dolori.

Fonte: Qui

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