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CLIMA: LA CAUSA DI NEW YORK AI GIGANTI DEL PETROLIO

New York fa causa ai giganti del petrolio per le emissioni di gas serra: nel mirino delle autorità newyorkesi finiscono Exxon, Chevron, Bp, Royal Dutch Shell e ConocoPhillips, accusate di promuovere i loro prodotti minimizzando quanto questi minaccino il clima. Secondo quanto riportano i media americani, New York punta il dito contro i colossi ritenendoli responsabili del cambiamento climatico e del riscaldamento globale.

La “guerra ai combustibili fossili” viene portata avanti negli Stati Uniti anche su altri fronti. Nonostante il tentativo di rottamazione delle politiche di Obama sul clima, l’amministrazione Trump ha dovuto infatti incassare un clamoroso stop ai suoi progetti per “salvare” l’industria del carbone e rivitalizzare il comparto minerario. Il suo piano di salvataggio del settore è stato infatti bocciato all’unanimità dalla Ferc, l’authority federale dell’energia. A votare contro, ironia della sorte, anche i tre nuovi commissari nominati dal tycoon.

Una grande vittoria per i consumatori, per il libero mercato e per l’aria pulita”, esulta il rivale Michael Bloomberg, tre volte sindaco di New York e oggi inviato speciale delle Nazioni Unite per il clima. Insieme a lui esprimono soddisfazione anche le associazioni ambientaliste che temevano un totale rovesciamento delle linee di politica energetica messe in campo dall’amministrazione Obama, tese a favorire lo sviluppo delle rinnovabili.

La proposta presentata dal ministro per l’energia Rick Perry invece prevedeva incentivi per le miniere di carbone e per gli impianti nucleari, motivando la mossa anche con la necessità di avere un potenziale energetico sempre all’altezza di inverni sempre più freddi. Un tema sensibile in queste settimane, in cui soprattutto sulla costa orientale degli Stati Uniti si sono registrati picchi di temperatura polari.

Rilanciare l’industria del carbone – uno dei cardini dell'”America First” di Trump – per la Casa Bianca va di pari passo con la promessa di garantire l’autosufficienza degli Usa in campo energetico e con quella di creare nuovi posti di lavoro in un settore in cui l’occupazione è oramai ridotta all’osso, crollata ai minimi storici con non più di 50mila lavoratori.

La Ferc, la cui decisione è vincolante, ha detto però “no” al salvataggio. La motivazione sta nella necessità di non alterare quella strategia seguita dalle autorità di vigilanza fin dagli Anni Ottanta per garantire equilibrio sul fronte della concorrenza all’interno del mercato energetico. Un mercato sempre più competitivo in cui si rafforza la posizione del gas naturale e quella dell’energia “verde”, come quelle solare ed eolica, fortemente incentivate dall’amministrazione Obama.

Fonte: Qui

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