lunedì,23 luglio, 2018
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BECCHI: QUESTA VOLTA IL VOTO ESTERO DARÀ UNA MANO AL CAV

Il patto della befana è stato siglato a Arcore. Ancora una volta è stato Berlusconi a dare le carte. Anche se la partita sulla leadership resta aperta nel centrodestra, ci sia consentito qui riassumere i motivi per cui con il Rosatellum la vittoria del centrodestra unito è a portata di mano. Siamo stati i primi a scriverlo su questo giornale il 15 ottobre, quando i sondaggisti più blasonati diffondevano invece dati che per il dopo voto prevedevano instabilità e incertezza. Ora anche le più famose società di statistica cominciano a darci ragione.

Le nostre simulazioni hanno finora riguardato la Camera dei deputati, dove abbiamo dimostrato che la lista o la coalizione di liste che otterrà all’incirca il 40% dei voti nei collegi plurinominali, conquisterà la maggioranza assoluta dei seggi: circa 154 nella quota proporzionale e non meno di 160 in quella maggioritaria dei collegi uninominali.

Altri seggi arriveranno dalla circoscrizione Estero (non meno di 4 su un totale di 12) e dalla distribuzione proporzionale dei voti ottenuti da quelle liste che non supereranno la soglia di sbarramento del 3% su base nazionale. È dunque ragionevole pensare a non meno di 320 seggi (la maggioranza assoluta a Montecitorio è di 316).

Oggi vedremo in dettaglio la situazione al Senato, dove l’attribuzione dei seggi avviene su base regionale così come previsto dalla Costituzione, ma la sostanza non cambia. A Palazzo Madama i seggi da attribuire col sistema dei collegi uninominali sono 116 (compresi) quelli per il Trentino-Alto-Adige e la Valle d’Aosta), mentre per la quota proporzionale sono 193. Sei dalla circoscrizione Estero. Il sistema è identico a quello previsto per la Camera: assenza di voto disgiunto, estensione automatica del voto dai collegi plurinominali a quelli uninominali (e viceversa) e la possibilità di presentarsi in coalizione tra liste.

In pratica i tre fattori che determinano, insieme al fatto che siamo di fronte ad un sistema partitico quantomeno tripolare, la possibilità di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi per la coalizione o la lista che ottenesse all’incirca il 40% dei consensi. Il cosiddetto «effetto-traino» dai plurinominali agli uninominali (e viceversa), dovuto ai fattori appena elencati, rende il Rosatellum una legge sostanzialmente maggioritaria che nasconde una specie di premio di maggioranza.

Se anche al Senato il centrodestra ottenesse il 40% circa dei voti nella media aritmetica tra le cifre elettorali di tutti i collegi plurinominali, Berlusconi e alleati si aggiudicheranno non meno di 78 seggi perla quota proporzionale e 81 scranni dei 116 attribuiti col sistema first-past the-post (collegi uninominali), dove si vince per un solo voto in più degli altri qualunque sia il risultato (maggioranza relativa). Totale 159 seggi (la maggioranza assoluta in Senato è 161).

A questi occorre aggiungere i seggi attribuiti dalla circoscrizione Estero, dove l’assegnazione – sia per la Camera che per il Senato – avviene su base proporzionale col metodo dei più alti resti. Il centrodestra, nella peggiore delle ipotesi, ne otterrà al Senato 2 o 3. E siamo a quota 161-162, cioè la maggioranza assoluta. Infine sono da aggiungere un residuo numero di seggi (attribuiti pro-quota) che derivano dai voti ottenuti dalle liste che non raggiungeranno la soglia di sbarramento del 3% su base nazionale, quindi verosimilmente altri 2-4 seggi, per un totale che oscilla nella forbice 163-166 scranni.

E il gioco è fatto, l’autosufficienza è raggiunta. C’è chi sostiene che la circoscrizione Estero potrebbe però riservare sorprese, visto che nel 2006 il centrodestra ottenne al Senato un solo seggio. Il sistema proporzionale puro vigente per l’attribuzione dei sei seggi garantisce però oggi al centrodestra, visto il vantaggio nei sondaggi, non meno di due seggi, utili a raggiungere la maggioranza assoluta degli scranni anche a Palazzo Madama.

Chi ha votato il Rosatellum per ingarbugliare l’esito del voto finirà per restarne deluso. Ovviamente dopo il voto lo diranno tutti. Noi ve lo diciamo già adesso.

Fonte: qui

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