giovedì,18 ottobre, 2018
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BERLUSCONI, SALVINI O MELONI? IL SONDAGGIO CHE INCORONA SILVIO SOPRA A TUTTI

Ad Arcore gira un foglietto del sondaggista milanese Arnaldo Ferrari Nasi che fa godere Silvio Berlusconi forse ancora più delle rilevazioni che da un paio di mesi danno Forza Italia in costante crescita. Contiene l’indice di affidabilità dei leader del centrodestra secondo il giudizio di chi si dichiara elettore o simpatizzante di questo schieramento. Tre voci sul piatto per misurare i candidati premier di Forza Italia, Lega e Fdi, valutati l’uno contro l’altro: credibilità personale, capacità di fare le cose, competenza in politica.

In tutti i casi il Cavaliere vince per distacco, ma è soprattutto quanto a competenza politica, da leggersi anche come esperienza, che Berlusconi è ritenuto più affidabile degli alleati. Segno che i tempi della sua cacciata dal Palazzo sotto la minaccia dello spread e a causa delle pressioni di Napolitano e dell’Europa sono lontani nella memoria dell’elettorato e che, dopo oltre sei anni di governi di sinistra, non elettti ed eterodiretti, molti si sono convinti che si stava meglio quando si stava peggio.

Dove invece Meloni e Salvini se la giocano alla grande è sulla credibilità come persona. E anche qui, la storia ha il suo peso. La Meloni ebbe la forza di lasciare il Pdl pur di non sostenere il governo Monti e di creare con un drappello di reduci un partito in grado di restituire una casa agli elettori di destra. Salvini è nato leghista e ha fatto tutta la gavetta nel partito, l’ha salvato quando era ai minimi storici e l’ha portato a livelli di consenso mai raggiunti neppure ai tempi d’oro di Bossi.

Il tutto confermando una squadra di amministratori che in quanto a capacità di governo non ha nulla da invidiare a nessun altro partito. Entrambi, giovani, hanno salvato la casa dove sono nati dalla distruzione, guadagnandosi il rispetto di militanti e non. Berlusconi paga probabilmente il fatto di essere stato presidente del consiglio per quattro volte e di non aver realizzato la promessa rivoluzione liberale. D’altronde, è destino di tutti i premier deludere in parte le aspettative.

Terza voce che vede Silvio prevalere è la capacità di fare le cose. E qui l’esperienza di governo paga rispetto a chi non ha avuto occasione di mostrare le proprie capacità di guidare il Paese. L’analisi di Ferrari Nasi spiega le ragioni del recupero di Berlusconi nei sondaggi ancor prima che la campagna elettorale entri nel vivo.

Di fronte a un quadro frammentato, dove M5S è incapace di formulare una proposta credibile e la sinistra è incapace di formulare una proposta di qualsiasi tipo, il profilo moderato del Cavaliere risulta più rassicurante di quello dei candidati premier sovranisti, che hanno proposte forti e rivoluzionarie, temute da chi, anziché militante, si dichiara semplice simpatizzante. In più il leader azzurro, per paradosso beneficia ora dell’illegittima cacciata dal Parlamento di cui fu vittima nel 2013. Quattro anni lontano dal Palazzo lo fanno, irrealisticamente, apparire come un uomo quasi nuovo.

Fonte: Qui

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