mercoledì,24 ottobre, 2018
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L’ACCADEMIA DELLA CRUSCA CONTRO IL MINISTRO SENZA LAUREA: “CANCELLARE L’ITALIANO DAL BANDO? UNA FOLLIA”

Ennesima stoccata alla lingua di Dante. L’italiano, già mortificato in diverse occasioni dalle gaffe della titolare del Miur, è stato definitivamente accantonato per volere dello stesso Ministero dell’Istruzione.

Quest’anno, infatti, le domande per partecipare all’attesissimo “Prin”, il bando per il finanziamento dei progetti universitari di interesse nazionale, dovranno esser redatte solo in inglese e, “a scelta del proponente, può essere fornita anche un’ulteriore versione in lingua italiana”. Come a dire: “Se proprio si ha tempo da buttare”.

Si tratta di una “follia” per il professor Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, la più antica accademia linguistica al mondo, nata nel 1582 allo scopo di separare la “buon lingua” dalla “crusca” e che oggi si dedica “allo studio e alla conservazione della lingua nazionale italiana”.

In un’intervista rilasciata a LNazione il professore ha stigmatizzato la scelta di abolire l’italiano nella domanda rivolta alla pubblica amministrazione, definendola “suicida e autolesionista”.

Un epilogo che era nell’aria. Nel 2012 le candidature andavano presentate sia in inglese che in italiano, nel 2015 si poteva optare per una delle due lingue e, nel 2017, si è arrivati all’assurdo: ossia alla definitiva abolizione della lingua nazionale che cede così il passo alla “english dictatorship”.

“Eppure – prosegue l’accademico – la Corte Costituzionale, con la sentenza numero 42/2017 ha definito le regole d’equilibrio tra inglese e italiano nell’università”. Con quella decisione, la Suprema Corte, aveva affermato che la “centralità costituzionalmente necessaria della lingua italiana si coglie particolarmente nella scuola e nelle università”.

Nei prossimi giorni si terrà un incontro chiarificatore tra un rappresentate dell’Accademia e il ministro Fedeli. Nel frattempo, Marazzini annuncia: “Il bando deve essere cambiato. Per un motivo non solo di forma, ma di sostanza”. Insomma, dopo tanti strafalcioni, il ministro ha l’opportunità di rappacificarsi con la sua lingua madre. Speriamo che, questa volta, non faccia errori.

Fonte: Qui

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