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POI ERDOGAN SI ACCORDA CON GLI IMAM: VALIDO IL MATRIMONIO A 9 ANNI (Ma va là)

Le premesse c’erano tutte. Il 25 novembre del 2016, il parlamento turco aveva rigettato la discutibile proposta di legge presentata dal partito Akp del presidente Erdogan, con la quale si sarebbe voluto legittimare una unione matrimoniale riparatrice in caso di stupro di una bimba.

Le norme si sarebbero potute applicare ai casi avvenuti tra il 2005 e il 16 novembre 2016. I responsabili degli abusi sui minori, sposando le vittime, avrebbero potuto evitare le neanche tanto dure condanne. Sono passati 13 mesi da quella proposta, ora il parlamento turco, con un gioco di destrezza, ha approvato una serie di norme che rendono valide le nozze celebrate dal muftì, un “buon pastore” dipendente dal Ministero della religione.

Le norme assurde

Sinora, nella Turchia moderna i matrimoni religiosi non avevano valore se non sanciti da un’unione civile. L’ultima decisione che fa il paio con la risoluzione della Corte costituzionale turca di annullare una norma che prevedeva il reato di pedofilia per gli atti sessuali compiuti con minori di 15 anni: la violenza su un minore sarà considerata alla stregua di abusi sessuali ordinari. Il fondatore della Repubblica Mustafa Kemal Atatürk, che aveva mutuato la precedente norma dal codice civile svizzero, si sta rivoltando nella tomba.

La gioia dell’Akp

Fanno festa invece i seguaci di Erdogan: “Finalmente la gente potrà scegliere se sposarsi con funzionari pubblici laici oppure religiosi”, ha detto Jane Louise Kandur, ex leader della sezione femminile dell’Akp a Istanbul, “come in molti paesi europei”. In Italia, in seguito al Concordato fra stato e Chiesa, “il matrimonio religioso vale anche per la legge civile. Una simile convenzione regola i rapporti con la comunità ebraica, ma non con quella musulmana, mentre la nuova legge non chiarisce la posizione delle minoranze”, osserva la Stampa.

I matrimoni con minore

Dal punto di vista giuridico la proposta di Erdogan avrebbe eguali anche in Europa, in particolare in Italia. Ma c’è un inghippo che non è sfuggito né alle organizzazioni laiche né a quelle femministe, con questa legge ciò è uscito dalla porta rischia di rientrare dalla finestra: si corre il rischio che nel Paese aumentino i casi di «spose bambine» e di poligamia.

Secondo Erhan Tunc, professore all’Università di Gaziantep, in Turchia un matrimonio su tre coinvolge un minore. Nelle zone più sottosviluppate e rurali, come nella provincia di Şanlıurfa, la percentuale sfiorerebbe addirittura quota 60%. Si tratta di matrimoni informali, celebrati da autorità religiose, che vengono però tollerati dallo Stato”, spiega il quotidiano piemontese.

Erdogan ha bisogno dei religiosi

Per ovviare a quelle che appaiono legittime proteste, il Ministro degli Interni ha spiegato che i muftì dovranno attenersi alle norme rispettate dai funzionari pubblici laici, comprese quelle relative all’età minima (ma nella legge non si fa alcun cenno a queste norme). Erdogan ha bisogno dei religiosi. E i religiosi lo ricattano: con scelte che allontanano sempre di più la Turchia dall’Europa. “Dopo la liberalizzazione del velo nei luoghi pubblici, ecco un’altra grande scelta di civiltà – esulta Kandur dell’Akp – questa legge ha un fortissimo valore simbolico”.

Le spose bambine

Il fenomeno delle spose bambine – spiega balcanicaucaso.org – è una realtà ancora attuale per la Turchia. Il Paese, con il 14% di matrimoni precoci, risulta oggi al secondo posto in Europa, subito dopo la Georgia che ha una percentuale del 17%. La statistica riguarda però fondamentalmente le femmine, dato che per i maschi la tendenza è quella di attendere che compiano il servizio militare e che trovino un lavoro prima del matrimonio. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistiche (TUİK) il numero delle bambine sposate risulta 14 volte superiore a quello dei bambini nella stessa condizione.

L’età fissata dalla legge

Poco importa l’età fissata dalla legge per dare in moglie una figlia a un uomo, anche anziano, se la famiglia ha un debito da pagare o c’è di mezzo una faida. La natura del problema è da una parte legata ad una radicata cultura maschilista, dall’altra da fattore economico: avere un figlio maschio è spesso considerato un vanto, una cosa di cui andare fieri. Una figlia femmina è invece vista come un aggravio per il sostentamento famigliare (sebbene nelle zone rurali il lavoro dei campi venga svolto prevalentemente dalle donne) e un fattore di rischio per l’onore della casa. Sposarla presto equivale anche a liberarsi da quest’ultimo fastidioso fardello.

Il prezzo della sposa

Così, mentre resta ancora diffuso – commenta balcanicaucaso.org  – l’uso del “prezzo della sposa” (başlık) che spetta pagare al pretendete, in alcuni casi, per preservare l’onore della famiglia, una figlia si dà in sposa anche a chi l’ha violentata. Si seguono poi le “tradizioni” che prevedono lo scambio di spose tra due famiglie o di matrimoni tra parenti. Altre volte (e più raramente) si assiste ai fidanzamenti di neonati. Esiste poi la pratica della poligamia, nonostante il divieto di legge. Negli ultimi anni nelle regioni di Şanlıurfa, Harran e Akçakale sono stati denunciati anche numerosi casi di mogli-bambine siriane acquistate dalle famiglie per qualche migliaio di lire turche e portate in Turchia come seconde o terze mogli. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vuole ricucire i rapporti con diversi governi europei, dopo che negli ultimi anni ha avuto scontri e tensioni con diverse capitali. Lo ha dichiarato al quotidiano turco Hurriyet, aggiungendo che nel 2018 vorrebbe visitare la Francia e il Vaticano.

Fonte: Qui

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