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ABITI, CIBO, VISTI: LA RABBIA DEI PROFUGHI ESPLODE IN STRADA AD ANAGNI

Martedì 2 gennaio, ore 10: esplode la rabbia di un centinaio di richiedenti asilo ospiti da otto mesi in due strutture del noto luogo di villeggiatura, un tempo conosciuto come la “Svizzera italiana”. Scesi in strada, hanno dato vita a una protesta che non è degenerata soltanto per la professionalità dei carabinieri della stazione di Trevi nel Lazio al comando del maresciallo Salvatore Nicotra e più tardi grazie all’intervento risolutivo del vice questore Sergio Vassalli, responsabile del commissariato della Polizia di Stato di Fiuggi, entrambi impegnati in un paio di ore di difficili trattative con i “rivoltosi”, che nel frattempo avevano addirittura bloccato per una decina di minuti alcuni pullman di linea del Cotral.

Dopo averli rassicurati sull’arrivo, nella mattinata di oggi, di una delegazione della Prefettura di Frosinone, hanno fatto sì che tornassero in corteo rumoroso nelle rispettive strutture di alloggio, scortati dalle volanti della Polizia e dei Carabinieri.

Con la quasi certezza che oggi potrebbero sorgere nuovi problemi di ordine pubblico se non avranno, dalla delegazione prefettizia, certezze sui visti di soggiorno che attendono ormai da otto mesi, garanzie sulla migliore qualità del cibo, da sempre al centro delle loro rivendicazioni, così come un vestiario adeguato alla stagione fredda. Sadik, un ragazzo del Sudan, ieri indossava senza calzini ciabatte infradito con ai margini della strada ancora i cumuli delle neve caduta copiosa nei giorni scorsi.

Molti di loro, quelli più fortunati, avevano giubbotti leggeri, anche strappati, gli altri delle semplici camice o delle felpe. Questi gli Altipiani di Arcinazzo ieri. Duecento abitanti in tutto su un altopiano di 950 metri, a ridosso della catene dei monti Simbruini ed Ernici con a nord il Monte Scalambra.

Nonostante tutto ancora oggi meta di migliaia di villeggianti che, in estate, quando il clima si fa torrido, fuggono dalla capitale o delle altre città del Lazio e della provincia di Frosinone per mettersi al riparo tra faggi e abeti secolari dalla calura e dall’afa estive. Un pezzo di terra che, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, venne stravolto nei connotati da un’assurda speculazione edilizia, con il conseguente arrivo del turismo di massa.

Ora, prendete tutto questo e trapiantatevi duecento ragazzi provenienti dal Pakistan e dal Sudan, in fuga dalle guerre o dalla fame, che, dopo aver attraversato “un inferno”fatto di lunghi viaggi nel deserto dove molti loro amici, come ci hanno raccontato ieri, giacciono sepolti alla meglio, dopo aver visto in molti casi le loro donne violentate in Libia o in altri Paesi del Nord Africa, dopo il viaggio sui barconi della speranza, sono arrivati in Europa alla ricerca di un futuro.

Ecco, prendete questo coacervo di rabbia, di disperazione e di frustrazione e “sparatela” nel cuore degli Altipiani di Arcinazzo, dove nel giro di una folle stagione estiva si è passati a una popolazione per metà composta da extracomunitari, in barba a tutti gli accordi tra il Ministero degli Interni e l’A ssociazione dei Comuni Italiani) che prevedono venticinque profughi ogni mille abitanti. Quindi gli Altipiani di Arcinazzo ne dovrebbero ospitare cinque e non gli attuali duecento.

Poi provate a spiegare ai residenti, ormai diventati minoranza, che questa è un’emergenza italiana e l’Europa fa finta di non vedere. Tutto questo proprio mentre quella di oggi rischia di trasformarsi in un’altra giornata a rischio.

Fonte: Qui

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