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BECCHI: LA MUTAZIONE GENETICA PENTASTELLATA, MA GRILLO HA FATTO MALE I CONTI

«Anche i preti potranno sposarsi», cantava Lucio Dalla più di trent’anni fa. «Anche gli indagati potranno candidarsi», stabiliscono le nuove regole che Grillo e Di Maio hanno dato al Movimento 5 Stelle, senza neppure lasciare agli iscritti la possibilità di discuterle. Dalla democrazia dal basso di casaleggiana memoria alla democrazia calata dall’alto nei cieli di chi ora si fa nominare l’Elevato di San Ilario. E da lì lancia urbi et orbi il suo mesto messaggio di fine anno, annunciando che si farà un suo blog perché quello attuale è diventato un bollettino parlamentare pieno zeppo di pubblicità che non se lo fila più proprio nessuno (anche se questo ovviamente non lo può dire). Accusa poi tutti gli altri partiti di essere «pezzaioli», non rendendosi conto che è stato lui il vero «pezzaiolo» di questa legislatura, che è durata cinque anni grazie anche al suo sostegno, una legislatura finita tra l’altro senza che il Movimento in cinque anni sia riuscito a portare a casa qualcosa, neppure il reddito di cittadinanza.

Ma il pensiero dell’Elevato ora appunto si eleva sino a giungere a Anassagora, per poi planare a volo d’uccello sulle smart city, la Var, la robotica e persino le giovani coppie miste nate dalle scopate durante l’Erasmus. E le benedice come la nuova Europa. Manca solo il cavolo dell’orto sulle alture di san Ilario, per dare un tocco green. No, non pensiate che si sia bevuto il cervello, semplicemente trova gusto a prenderci, non solo ironicamente, per il culo, e la cosa che più sorprende è che ad una parte ancora consistente di italiani questa colossale presa per il culo continui a piacere.

Ma Grillo è in realtà disperato, anche se non lo può dire. La legge elettorale che, va pur ricordato, per stupidità grillina ci ritroviamo lo ha fregato. Disperato, ma non demorde. Una strada deve, cazzo, pur esserci. Ed ecco l’ultima trovata. Cancellare di fatto il vecchio Movimento e farne uno nuovo, cambiare le regole dello Statuto e del codice etico sfatando persino pure l’ultimo tabù, cioè la possibilità di aprire ad alleanze con altri partiti pur di andare a Palazzo Chigi. Alleanze post-elettorali ma pur sempre alleanze. In stile democristiano vintage.

È lo stesso Di Maio a confermarlo quando afferma: «Se avremo l’incarico, valuteremo le forze politiche che possano darci la disponibilità a fare il governo, lo vedremo all’indomani del voto…». È la disperazione che porta alla mutazione genetica. Si tratta di evitare l’estinzione. E ciò vale tanto in natura quanto in politica.

Questo vuol dire tentare tutte le vie possibili sul presupposto, peraltro realistico, di essere il primo partito la notte delle elezioni, chiedendo così al Presidente della Repubblica l’incarico di formare il nuovo governo pur senza avere i numeri in Parlamento. A quel punto, con le regole del Movimento modificate, Grillo e Di Maio stringeranno un’alleanza col Pd minore, cioè Liberi e Uguali. I programmi non conteranno un piffero, conteranno i numeri. E se Grasso non bastasse ci sarà sempre il Pd derenzizzato a fare da stampella.

Ma Grillo ha sbagliato i suoi conti, forse Pitagora al posto di Anassagora gli sarebbe stato d’aiuto. Spira un vento nuovo nel Paese, spira ancora una volta forte dal Nord ma arriverà anche al Sud e sulle isole. A rompere le uova nel paniere del Marchese del Grillo sarà la netta vittoria del centrodestra unito, che con questa legge elettorale otterrà la maggioranza assoluta dei seggi e manderà a gambe all’aria questi giochetti da eunuchi postdemocristiani. Altri cinque anni all’opposizione senza concludere niente, perché chi parla oggi di imminenti nuove elezioni bara, e il Movimento si svuoterà di senso politico, perdendo lentamente consenso. La bolla si sgonfierà da sola. Ci vuole solo tempo. Il destino dei rabdomanti con l’iPhone in mano è segnato. L’acqua la troveranno gli altri.

Fonte: qui

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