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LO SCONTRO SUI TESTIMONI NEL CASO ETRURIA: GHIZZONI FA TREMARE LA BOSCHI

Dopo l’audizione non propriamente esauriente del procuratore di Arezzo Roberto Rossi, i fari della politica sono puntati sulle prossime mosse della Commissione d’inchiesta sulle banche, in attesa dell’appuntamento decisivo del prossimo 15 dicembre quando sarà audito il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

Il calendario definitivo doveva essere stabilito ieri, ma in serata la decisione dell’Ufficio di presidenza è stata rinviata ad oggi. Per ora è certo che verrà sentito l’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli e i vertici di Deutsche bank.

Per tutta la giornata i vari gruppi si sono scontrati sulle rispettive richieste. Pressante il martellamento dei Cinque Stelle per ascoltare l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni e anche il presidente della Bce Mario Draghi. Anche se nei giorni scorsi il vicepresidente della Commissione Banche, Mauro Maria Marino, ha anticipato che queste audizioni non sono necessarie.

E anche il presidente Pier Ferdinando Casini ha annunciato di non voler convocare Draghi, avendo già a disposizione tutti gli atti su Monte Paschi di Siena, durante gli anni in cui era governatore della Banca d’Italia. Oggi dunque si saprà se verrà sentito Ghizzoni, un personaggio chiave, soprattutto dopo essere stato tirato in ballo nel libro di Ferruccio de Bortoli come oggetto di pressioni da parte dell’allora ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, affinché si interessasse di Banca Etruria, il cui vicepresidente era proprio suo padre Pier Luigi.

Tanto che la tardiva iniziativa dell’ex ministra di chiedere i danni all’ex direttore del Corriere della Sera è stata letta da qualcuno come un segnale di intimidazione. I pentastellati considerano «fondamentale» la sua audizione, soprattutto alla luce dell’atto di accusa nei confronti del sistema bancario lanciato da Ghizzoni nel libro dell’ex direttore del Sole 24 ore, Roberto Napoletano, in cui sostiene che le banche hanno venduto prodotti rischiosi pur consapevoli dei pericoli che correvano i risparmiatori.

Decisiva, secondo i Cinque Stelle, può essere anche la testimonianza di Draghi, al quale vorrebbero chiedere «perché ha autorizzato l’acquisto di Antonveneta causando con quell’operazione la crisi di Mps». Ieri, nel corso di un sit-in organizzato davanti Palazzo San Macuto durante l’ufficio di presidenza della Commissione banche, Alessandro Di Battista ha chiesto le dimissioni della Boschi e ribadito la necessità di audire Ghizzoni, per poi attaccare Casini, definito «fiancheggiatore di Renzi».

Per il Pd la questione banche si fa sempre più scottante ed è difficile capire come Matteo Renzi pensi di affrontarla senza ulteriori scosse. Per il momento l’ennesimo azzardo del leader Pd, che dopo l’assist del procuratore Rossi in Commissione ha tentato di rovesciare su Bankitalia la responsabilità del crac di Banca Etruria, gli si sta rivoltando contro.

Voleva cercare di ridimensionare la vicenda, invece attaccando prima di essere attaccato, come aveva già fatto provando a fare fuori il governatore Ignazio Visco, l’ha fatta diventare sempre più centrale. Ora, nel bel mezzo della bufera, Renzi finge di non seguirne gli sviluppi: «Siamo totalmente impegnati nella campagna di ascolto nel cuore del nostro Paese ci occupiamo dei problemi reali delle persone e le polemiche le lasciamo a chi vive di quello».

Ma è chiaro che l’affaire banche non solo non renderà possibile quel finale ordinato di legislatura auspicato dal presidente Sergio Mattarella, ma diventerà la sfida delle prossime elezioni.

Fonte: Qui

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