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“SE LO ESTRADANO È GIÀ PRONTO LO SCONTO DI PENA”: CONTINUA LA BATTAGLIA PER PORTARE BATTISTI IN ITALIA

«Abbiamo preso un impegno».

Quale?

Cosimo Ferri, sottosegretario alla giustizia, magistrato e figlio d’arte – il padre Enrico è stato ministro dei Lavori pubblici – va dritto al punto: «Abbiamo inviato una nota all’ambasciata d’Italia in Brasile in cui diamo rassicurazioni formali sul punto più controverso: quello dell’ergastolo».

Che non è contemplato dalla legislazione brasiliana. Come se ne esce?

«L’Italia si impegna in modo formale, attraverso il ministero della Giustizia, per far sì che la norma brasiliana sia rispettata».

In pratica?

«Se Cesare Battisti dovesse essere estradato, come auspichiamo, sconterà 30 anni di carcere e non l’ergastolo».

Non è una mezza resa a Brasilia?

«Al contrario è un doveroso atto di rispetto nei confronti di un Paese che ha leggi diverse dalle nostre e che sta maturando, in senza sofferenze e polemiche, la scelta politica di rimandare finalmente Battisti in Italia».

Insomma, ci sono problemi tecnici e politici?

«Certo, il primo a sollevare il caso Battisti credo sia stato nell’ormai lontano 2003 l’allora Guardasigilli Roberto Castelli».

Allora Battisti era in Francia, protetto dalla dottrina Mitterand.

«Appunto. Sono passati 14 anni, sono cambiati i governi e i ministri, ma siamo sempre impegnati a inseguirlo e credo, spero, che alla fine l’ex terrorista sarà consegnato alla giustizia italiana. Superando difficoltà di ogni tipo. Lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie».

Non basta la decisione del presidente brasiliano Michel Temer?

«Quello è il punto di partenza, cosi come la scelta contraria di Lula nell’ultimo giorno della sua presidenza aveva gelato le nostre aspettative».

Sul piano giuridico cosa può succedere?

«Noi dobbiamo rispettosamente attendere la decisione del Tribunale supremo, ma proprio alla vigilia di un verdetto così importante, anzi decisivo, abbiamo prospettato questa soluzione che salvaguarderebbe le ragioni di entrambi i Paesi».

Dunque, niente ergastolo?

«Se il Brasile accetta, sì. Guardi che c’è un precedente importante in questa direzione».

Per terrorismo?

«No, per criminalità organizzata, ma la vicenda di Pasquale Scotti è paragonabile a quella di Cesare Battisti».

Ci spieghi.

«Pasquale Scotti è un affiliato alla Nuova Camorra Organizzata che in Italia era stato condannato all’ergastolo per un omicidio, anzi era coinvolto in due omicidi. Ma era scappato in Brasile».

Poi che cosa è successo?

«L’ anno scorso abbiamo dato garanzie al Brasile sul fatto che, se ce l’ avessero mandato, non avrebbe scontato l’ ergastolo».

Risultato?

«Pasquale Scotti è stato estradato e oggi è detenuto in Italia. L’articolo 720 del codice di procedura penale regola questa delicata procedura: il ministro della Giustizia può decidere di accettare le condizioni eventualmente poste da uno stato estero per concedere l’estradizione. Purché questo naturalmente non contrasti con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano.

Il ministro Orlando dice che tutti i passi necessari sono stati compiuti.

«Appunto. E per questo siamo fiduciosi: la fuga di Battisti forse è vicina all’epilogo».

Fonte: Qui

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