LA PROFEZIA NERA DELL’ESPERTO: “IL PROSSIMO OBBIETTIVO DELL’ISIS SIAMO NOI, ATTACCHI IN ITALIA”

«I prossimi siamo noi», lo ripete ancora Gianpiero Spinelli, già contractor dello US.DoD e oggi consulente d’ intelligence per STAM in Gran Bretagna. Non è una supposizione, ma il risultato di un rigoroso sillogismo corroborato dalle analisi di addetti ai lavori. Colpire l’ Italia rappresenterebbe, inoltre, per l’ Isis un’ importante azione di propaganda nonché la sconfitta di tutto il sistema di sicurezza occidentale.

Ha la fronte corrugata, lo sguardo teso, le mani aperte e abbandonate sul tavolino che regge i nostri caffè in un bar del centro, in segno di impotenza. «Io vedo il pericolo, ma non posso fare nulla, cosa posso fare?», continua a ripetere Spinelli come se parlasse a se stesso.

Sembra che si senta quasi in colpa. Inutile. Sente che le parole non bastano, soprattutto quando la gente non vuole ascoltarle. A tratti questo sentimento diventa rabbia e nei suoi occhi scuri c’ è una scarica elettrica.

Molti, i più illustri e venerandi intellettuali, magistrati insigni, politici collaudati, ascoltandolo, direbbero che sia folle e che sia folle anche io, che la penso come lui, che sia folle il mio direttore, che siano folli i miei colleghi, e chiunque sostenga che questo qui non è il paradiso, avulso da qualsiasi rischio, da qualsiasi minaccia: l’ Italia, il Bel Paese dove le cose brutte non succedono mai a noi. Solo agli altri.

Ok, sì, qui abbiamo i ladri, i corrotti, la mafia, la giustizia lenta, la burocrazia farraginosa, la disoccupazione, ma gli attentati no, quelli qui non possono succedere, no, ma figuriamoci! Qui abbiamo Alfano che ci protegge, il papa, la Madonna e il Signore. È informazione spazzatura, sono bufale, quelle che qualcuno vorrebbe affidare ad una giuria di esperti di nulla affinché decida sulla loro veridicità o meno. Come se la verità possa essere un’ opinabile opinione, che peraltro solo il popolo possa discernere in quanto sovrano. Noblesse oblige.

Ma i pazzi siamo noi. Come pazzi sono i terroristi, mine vaganti e sconnesse tra di loro. Sì, “follia” è il nome che diamo alle cose che ci spaventano e che neanche vogliamo conoscere. “Follia” è il nome che da sempre diamo alla verità.
Siamo in guerra. Il nemico è da nessuna parte. Il nemico è ovunque. Credevamo che arrivasse dal mare, quel mediterraneo che un tempo partoriva solo dei, come Venere, dea della bellezza, che nacque dalla sua spuma bianca, e che oggi ci consegna solo bruttezze, cadaveri, clandestini che non sappiamo più dove mettere e criminali come Amri, anche lui arrivato qui su un barcone.

Invece no. Siamo più deboli di quanto mai avremmo potuto credere nella nostra lucida schifosissima follia. Bella posizione del cavolo questa qui: al centro del Mediterraneo, collocazione che un tempo ci portò ad essere per vocazione naturale e geografica culla della civiltà e che oggi ci porta ad esserne la tomba. Sono i Balcani la patria dell’ Isis più prossima a noi, da cui ci divide uno stretto lembo di mare e a cui siamo attaccati per continuità territoriale.

Spinelli si sporge verso di me come se dovesse confidarmi quasi un segreto e mi dice serissimo: «Sai come si passa da lì a qui? Anche a piedi. È pieno di stradine libere, senza controlli. Allunghi un passo e sei in Italia». Lo stivale è debole, esposto ai calci altrui, dalla sommità alla punta, perché noi non abbiamo mai imparato a darli, i calci.

Qui si entra da tutti i lati, senza nessun controllo. Le frontiere sono porte aperte, cerniere per insinuarsi nel nostro interno. Amri è entrato in Italia da sud e poi è rientrato da nord. Come fosse un gioco. Cosa lo ha portato qui?

L’ idea tutta italiana che noi avessimo bisogno di lui. «L’ Italia ha bisogno degli immigrati», tuonavano ogni giorno in tv quei politici illustri, a cui il rosso dona anche poco, che dopo avere pescato con riconoscenza e deferenza chiunque dal mare ora non sanno quali pesci prendere davanti ad un sistema che sta collassando, pronto a detonare.

Gli immigrati entrano nel nostro paese clandestinamente, eppure noi li accogliamo e proteggiamo. Protestano perché non hanno la connessione internet, e noi ci scusiamo. Si rivoltano contro di noi come cani rabbiosi, e noi diciamo: “è colpa nostra”.

Sequestrano chi si prende cura di loro, e noi non li puniamo neanche per questo reato. Ci fanno saltare in aria e noi affermiamo con un patriottismo capovolto e un distorto senso di giustizia: “Fu il nostro capitalismo a renderli affamati. Fu il nostro colonialismo a depredarli. Fu la nostra ingerenza a bloccare il loro sviluppo. Colpa nostra”. Ancora.

Siamo convinti che, pur venendo gli immigrati da società spesso primitive in cui vige ancora la legge del taglione e in cui non esiste il concetto di “diritto” ma solo quello di “pretesa”, siamo noi a doverci adeguare alla loro inciviltà.

Quando il nostro popolo è diventato così vile? «È questa miopia il nostro vero problema», osserva deciso Spinelli. E purtroppo non lo potremo risolvere andando dall’ oculista. Non siamo troppo buoni, siamo troppo stupidi. «Abbiamo un nemico endogeno», continua l’ esperto.

Sto quasi per chiedergli chi sia, che lui attacca e in un attimo vedo quel lampo negli occhi: «Siamo noi, siamo noi il nostro primo nemico, la nostra mentalità che considera il terrorismo come qualcosa che, in fondo, ci siamo procurati da soli e meritati».

Per questo forse abbassiamo la testa. E riceviamo chiunque arrivi, forse serbando in fondo al cuore la convinzione cristiana che essendo misericordiosi con il nostro nemico, porgendo l’ altra guancia, il nemico sarà misericordioso con noi, risparmiandoci.

«Ma questi qui mica sono criminali!», irrompe Spinelli dopo un attimo di silenzio in cui entrambi ci abbandoniamo alle nostre riflessioni, quelle per le quali meriteremmo di essere chiamati “folli”. «Questi sono mostri, hanno superato il livello di inumanità. Perché è inumano chiunque entra in un mercatino di Natale con un camion in corsa sapendo che travolgerà anche dei bambini», conclude la sua affermazione l’ esperto.

Mostri. Mostri che nei Paesi anglosassoni, in Russia, in Israele e in Cina, vengono trattati come tali: nemici. Ma che nel continente vengono trattati alla stregua di comuni criminali, ai quali riconoscere garanzie di ogni tipo. La nostra gigantesca falla è nel nostro sistema giuridico.

Abbiamo assimilato il terrorismo alla mafia, estendendo alle Direzioni Distrettuali Antimafia le competenze in materia di terrore. Sarebbe come dire che Amri e Totò Riina siano colleghi, che l’ Isis e la mafia perseguano le stesse finalità e agiscano allo stesso modo. Nulla di più sbagliato. Invece di riempire i vuoti normativi, noi li tamponiamo come capita, alla meno peggio.

«Servono leggi speciali, carceri speciali, tribunali e magistrati speciali, che si occupino solo di lotta al terrorismo», è il pensiero fisso di Spinelli. Le nostre forze di polizia sono eccellenti, sì, molto più organizzate delle polizie tedesche, che, a detta di Spinelli, soffrono della mancanza di coordinazione.

La nostra intelligence, sì, è la migliore, soprattutto per la sua capacità di comunicare con qualunque attore del sistema internazionale ed interno. Ma non basta. Scuote la testa l’ esperto: «La diplomazia intessuta dai nostri servizi segreti può saltare da un momento all’ altro, perché l’ Isis è liquida, ha un’ organizzazione orizzontale, non c’ è un vertice permanente».

Usciti fuori dal bar vediamo i militari. «A cosa serve blindare certe aree delle nostre città contro la furia terroristica, se poi lasciamo i nostri centri commerciali, le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre discoteche completamente non protette? I terroristi dell’ Isis sono attenti e sanno sfruttare tutte le lacune dei nostri sistemi di sicurezza», osserva Spinelli.

«Tra indifferenza ed isteria abbiamo una terza strada: fare conoscere alla gente il pericolo che si vuole negare, affinché si attivi una vigilanza diffusa in cui tutti siamo coinvolti», spiega l’ esperto intento ad osservare qualcosa: una turista passeggia con la borsa aperta e il portafogli quasi penzolante, Spinelli la ferma raccomandandole di tenere sempre chiusa la borsa.

La signora lo ringrazia sorridente. E finalmente vedo un sorriso di sollievo sul volto teso di Spinelli. La gente passeggia tranquilla per il centro, sono ancora giorni di festa. Nessuno pensa che possano esserci dei pericoli. Nessuno potrebbe mai immaginarlo. Neanche le vittime di Berlino lo immaginavano.

Fonte: qui

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